Orfeo ed Euridice
(Orfeu e Eurídice)

Argomento
È noto Orfeo, e celebre il suo lungo dolore nell’immatura morte della sua sposa Euridice. Morì ella nella Tracia; io per comodo dell’unità del luogo la suppongo morta nella Campagna felice presso al lago d’Averno, in vicinanza del quale finsero i Poeti trovarsi uma spelonca, che apriva il cammino all’inferno. L’infelice amante mosse a pietà gli Dei, che gli concessero di penetrar negli Elisi per ripigliarsi la sua deletta, col patto però di non guardarla finchè non fosse tornato sulla Terra. Non seppe il tenero sposo frenar tanto gli affetti, ed avendo contravvenuto al divieto perdè per sempre Euridice. Per adattar la favola alle nostre scene ho dovuto cambiar la catastrofe. Leggasi Virgilio al libro IV, delle Georgiche, al 6to dell’Eneide.



Mutazioni di Scene
Prima. Ameno, ma solitario boschetto di allori e di cipressi, che ad arte diradato racchiude in un piccolo piano il sepolcro d’Euridice.
Seconda. Orrida e cavernosa di là dal fiume Cocito, offuscata poi in lontananza da um tenebroso fumo illuminato dalle fiamme, che ingombrano tutta quella orribile abitazione.
Terza. Deliziosa per i boschetti che vi verdeggiano, i fiori che rivestono i prati, ritiri ombrosi che vi si scuoprono, i fiumi ed i ruscelli, che la bagnano.
Quarta. Oscura spelonca, che forma um tortuoso laberinto ingombrato di massi, staccati dalle rupi, che sono tutte coperte di sterpi, e di piante selvagge.
Quinta. Magnifico Tempio dedicato ad Amore.

Personaggi:
Orfeo
Euridice
Amore

Cori
Di Pastori e di Ninfe
Di Furie e Spettri nell’Inferno
Di Eroi ed Eroine negli Elisi
Di Seguaci d’Orfeo
La Musica è del Signor Cav. Cristofano Gluck, al servizio delle MM.LL.JJ.RR. Inventore, e Direttore de’Balli il Signor Gaspero Angiolini. Inventore delle scene il Signor Gio. Maria Quaglio.
Primo Ballo.
Di Pastori, e Ninfe seguaci d’Orfeo.
Si rappresentano in questo Ballo le feste funebri che celebravano gli antichi intorno ai sepolcri de’ morti. Consistevano in sacrifizi, in profumi, in sparger fiori e circondarne la tomba, in versar latte e vino sulla medesima, in ballar all’intorno com atti di dolore, e in cantar le lodi del defonto. S’introducevano nelle più solenni de’ giovanetti in abito di Geni dando loro e attributi ed azioni convenienti alla persona, e alla qualità del sepolto. Così in questo Ballo intorno all’urna di Euridice piangono de’ Geni che rappresentano degli Amorini, et uno in figura d’Imeneo spenge la sua face, simbolo dell’unione conjugale separata dalla morte.
Secondo Ballo.
Di spettri nell’Inferno che procurano di spaventare Orfeo.
Terzo Ballo.
D’ombre fortunate negli Elisi.
L’Idea di questo Ballo è presa da Virgilio al libro VI, dell’Eneide.
Quarto Ballo.
Di Eroi, ed Eroine com Amore, Orfeo ed Euridice.
Si festeggia il ritorno di Euridice, si celebra il Trionfo d’Amore. La face conjugale che fu spenta da Imeneo nel 1º. Ballo in quest’ultimo è riaccesa da Amore, colla fiamma della sua. Amore ed Imeneo si scambiano vicendevolmente le loro faci, e termina la festa con allegro Ballo.

Atto Primo

Scena I
(Orfeo ed il Coro)

Ad alzarsi della tenda al suono di mesta sinfonia si vede occupata la scena da uno stuolo di Pastori e Ninfe seguaci di Orfeo, che portano serti di fiori e ghirlande di mirto, e mentre uma parte di loro arder fa dei profumi, incorona di marmo, e sparge fiori intorno alla tomba, intuona l’altra il seguente Coro, interrotto da’lamenti d’Orfeo che disteso sul davanti sopra d’um sasso, va di tempo in tempo replicando appassionatamente il nome di Euridice.


Coro
Ah, se intorno a quest’urna funesta, Euridice, ombra bella, ombra bella, t’aggiri, odi i pianti, i lamenti, i sospiri, che dolenti, si spargon per te, ed ascolta il tuo sposo infelice, che piangendo ti chiama, e si lagna. Come quando la dolce compagna, tortorella amorosa perdé.
Orfeo
Euridice, Euridice!
Orfeo (Recitativo)
Basta, basta, o compagni! Il vostro luto aggrava il mio! Spargete purpure i fiori, inghirlandate il marmo, partitevi da me! Restar vogl’io solo fra quest’ombre funebri e oscure coll’empia compagnia di mie sventure!

Coro
Ah, se intorno a quest’urna funesta, Euridice, ombra bella, ombra bella, t’aggiri, odi i pianti, i lamenti, i sospiri, che dolenti si spargon per te, ed ascolta il tuo sposo infelice, che piangendo ti chiama, e si lagna. Come quando la dolce compagna, tortorella amorosa perdé.
Orfeo (Aria)
1. Chiamo il mio ben così, quando si mostra il dì, quando s’asconde! Ma oh vano mio dolor! L’idol del mio cor non mi risponde!
Euridice, Euridice, ombra cara, ove sei? Piange il tuo sposo, ti domanda agli Dei, a’mortali ti chiede e sparse ai venti son le lagrime sue, i suoi lamenti!
2. Cerco il mio ben così, in queste, ove morì, funeste sponde. Ma solo al mio dolor, perché conobbe amor, l’eco risponde.
Euridice, Euridice! Ah, questo nome san le spaggie, e le selve; l’appresero da me! In ogni valle Euridice risuona, in ogni tronco scrisse il misero Orfeo: Orfeo infelice, Euridice, idol mio, cara Euridice!
3. Piango il mio ben così, se il sole indora il dì, se va nell’onde. Pietoso al pianto mio va mormorando il rio e mi risponde.

(Recitativo) Numi! Barbari Numi d’Acheronte e d’Averno pallido abitator, la di cui mano avida delle morti mai disarmò mai tratener non seppe beltà nè gioventù, Voi mi rapiste la mia bella Euridice oh memoria crudel! Sul fior degli anni! La rivoglio da voi, Numi Tiranni! Ho core anch’io per ricercar sull’orme de’più intrepidi Eroi, nel vostro orrore la mia sposa, il mio ben!


Scena II
(Amore, e detto)
Amor

T’assiste Amore! Orfeo, della tua pena Giove sente pietà. Ti si concede le pigre onde di Lete vivo varcar! Del tenebroso abisso sei sulla via: se placar puoi col canto le furie, i mostri, e l’empia morte, al giorno la diletta Euridice farà teco ritorno.

Orfeo
Ah come? Ah quando? E possibil sarà? Spiegati!
Amor
Avrai valor che basti a questa prova estrema?
Orfeo
Mi prometi Euridice, e vuoi ch’io tema?
Amor
Sai pero con qual patto I’impresa hai da compir.

Orfeo
Parla!
Amor
Euridice ti si vieta il mirar finchè non sei fuor dagli antri di Stige! E il gran divieto rivelarle non dei; se nò, la perdi e di nuovo e per sempre; e in abbandono al tuo fiero desio sventurato vivrai! Pensaci, addio!

(Aria) Gli sguardi trattieni, affrena gli accenti, rammenta, se peni, che pochi momenti hai più da penar! Non sai che talora smarriti, tremanti con chi gl’innamora, son ciechi gli amanti, non sanno parlar!

Orfeo (Recitativo)
Che disse? Che ascoltai? Dunque Euridice vivrà, l’avrò presente? E doppo i tanti affanni miei in quel momento, in quella guerra d’affetti, io non dovrò mirarla, non stringerla al mio sen! Sposa infelice! Che dirà mai? Che pensarà? Preveggo le smanie sue, comprendo le angustie mie! Nel figurarlo solo sento gelarmi il sangue, tremarmi il cor!
Ma lo potrò! Lo voglio! Hò risoluto! Il grande l’insoffribile de’mali è l’esser privo dell’ unico dell’ alma amato oggetto.
(Si vede un lampo, si sente un tuono, e parte Orfeo.)
Orfeo
Assistetemi, o Dei! La legge accetto.

 

Atto Secondo

Scena I
(Orfeo ed il Coro)

Appena aperta la scena, al suono di orribile sinfonia commincia il Ballo di Furie e Spettri che viene interrotto per l’armonia della lira d’Orfeo, il quale comparendo poi sulla scena, tutta quella turba infernale intuona il seguente.

Coro
Chi mai dell’ Erebo fralle caligini sull’orme d’Ercole e di Piritoo conduce il piè?
D’orror l’ingombrino le fiere Eumenide, e lo spaventino gli urli di Cerbero, se un dio non è! D’orror l’ingombrino le fiere Eumenidi, e lo spaventino gli urli di Cerbero, se un dio non è!
Orfeo
Deh placatevi con me, Furie, Larve, Ombre sdegnose! Vi renda almen pietose il mio barbaro dolor!

Coro
Nò! Nò! Nò! Nò!
Coro
Misero giovane, che vuoi, che mediti? Altro non abita che lutto e gemito in queste orribili soglie funeste! Che vuoi misero giovane? Che?
Orfeo
Mille pene, ombre moleste, come voi sopporto anch’io! Ho con me l’inferno mio, me lo sento in mezzo al cor.
Coro
Ah, quale incognito affetto flebile dolce a sospendere vien l’implacabile nostro furor?
Orfeo
Men tiranne, ah! voi sareste al mio pianto, al mio lamento, se provaste un’ sol momento cosa sia languir d’amor!

Coro
Ah quale incognito affetto flebile dolce a sospendere vien l’implacabile nostro furor?
Le porte stridano sui neri cardini e il passo lascino sicuro e libero al vincitor!
(Cominciano a ritirarsi le Furie ed i Mostri e dileguandosi per entro le scene, ripetono l’ultima strofa del coro, che continuando sempre frattanto, che si allontanano finisce finalmente in un confuso mormorio. Sparite le Furlie, sgombrati i Mostri, Orfeo s’avanza nell’inferno.)

Scena II
(Orfeo, e indi Coro di Eroi ed Eroine, poi Euridice)

Orfeo (Aria)
Che puro ciel, che chiaro sol, che nuova serena luce è questa mai! Che dolce lusinghiera armonia formano insieme il cantar degli augelli, il correr de’ ruscelli, dell’aure il susurrar.
Questo è il soggiorno de’ fortunati Eroi!
Qui tutto spira un tranquillo contento, ma non per me.
Se l’idol mio non trovo, sperar non posso!
I suoi soavi accenti, gli amorosi suoi sguardi, il suo bel riso, sono il mio solo, il mio diletto Eliso!
(Guardando per la scena.)
Mà in qual parte ei sarà?
Chiedasi a questo che mi viene a incontrar stuolo felice.
(Inoltrandosi verso il Coro.) Euridice dov’è?


Coro
Giunge Euridice!
Vieni a’ regni dei riposo, grand’eroe, tenero sposo, raro esempio in ogni età! Euridice amor ti rende, già risorge, già riprende la primiera sua beltà.
(Segue il ballo degli Eroi.)
Orfeo (Recitativo)
Anime avventurose, ah tollerate in pace le impazienze mie! Se foste amanti, conoscerete a prova quel focoso desio, che mi tormenta, che per tutto è con me.
Nemmeno in questo placido albergo esser poss’io felice se non trovo il mio bene.

Coro
Viene Euridice!
Torna, o bella al tuo consorte, che non vuoi che più diviso sia da te pietoso il ciel.
Non lagnarti di tua sorte, che può dirsi un altro Eliso uno sposo si fedel.
(Da un Coro di Eroine vien condotta Euridice vicino ad Orfeo, il quale senza guardarla, e con atto di somma premura la prende per mano, e la conduce subito via. Seguita poi il Ballo degli Eroi ed Eroine, e si ripiglia il canto del Coro supposto continuarsi fino a tanto che Orfeo ed Euridice non sono affatto fuora degli Elisi.)

Atto Terzo

Scena I
(Orfeo ed Euridice)

Orfeo
(ad Euridice, che conduce per mano, sempre senza guardarla)
Vieni, siegui i miei passi, unico, amato oggetto del fedele amor mio!
Euridice
(con sorpresa)
Sei tu? M’inganno? Sogno? Veglio? O deliro?
Orfeo
(con fretta) Amata sposa, Orfeo son io, e vivo ancor! Ti venni fin negli Elisi a ricercar. Fra poco il nostro cielo, il nostro sole, il mondo, di bel nuovo vedrai!


Euridice
(sospesa)
Tu vivi? Io vivo? Come! Ma con qual arte? Ma per qual via?

Orfeo
Saprai tutto da me. Per ora (con premura) non chieder più! Meco t’affretta, e il vano importuno timor dall’alma sgombra! Ombra tu più non sei, io non son ombra.

Euridice
Che ascolto? Sarà ver? Pietosi Numi, qual contento è mai questo! Io dunque in braccio all’ idol mio fra’ più soavi lacci d’Amore e d’Imeneo nuova vita vivrò!

Orfeo
Sì, mia speranza! Ma tronchiam le dimore, ma seguiamo il cammin. Tanto è crudele la fortuna con me, che appena io credo di possederti, appena sò dar fede a me stesso.
Euridice
(Mesta, e risentita, ritirando la mano da Orfeo.)
E un dolce sfogo del tenero amor mio nei primo istante che tu ritrovi me, ch’io ti riveggo, t’annoia, Orfeo!

Orfeo
Ah non è ver, ma... Sappi... Senti... (Oh legge crudel!) Bella Euridice, inoltra i passi tuoi!
Euridice
Che mai t’affanna in sì lieto momento?
Orfeo
(Che dirò? Lo previddi! Ecco il cimento!)
Euridice
Non m’abbracci? Non parli? Guardami almen. (tirandolo, perchè la guardi) Dimmi, son bella ancora, qual era un dì? Vedi, che forse è spento il roseo del mio volto? Odi, che forse s’oscurò quel che amasti e soave chiamasti, splendor de’ sguardi miei?
Orfeo
(Più che l’ascolto, meno resisto. Orfeo, coraggio!)
Andiamo, mia diletta Euridice! Or non è tempo di queste tenerezze, ogni dimora è fatale per noi.
Euridice
Ma... uno sguardo solo...
Orfeo
È sventura il mirarti.
Euridice
Ah, infido! E queste son l’accoglienze tue! Mi nieghi un sguardo, quando dal caro amante e dal tenero sposo aspettarmi io dovea gli amplessi e i baci.
Orfeo
(Che barbaro martir!)
(Sentendola vicina prende la sua mano e vuol condurla.)
Ma vieni e taci!

Euridice
Ch’io taccia! E questo (ritira la mano con sdegno) ancora mi restava a soffrir? Dunque hai perduto la memoria, l’amore, la costanza, la fede? E a che svegliarmi dal mio dolce riposo, or ch’hai pur spente quelle a entrambi si care d’Amore e d’Imeneo pudiche faci! Rispondi traditor!
Orfeo
Ma vieni, e taci!
(Duetto)
Vieni, appaga il tuo consorte!
Euridice
Nò, più cara è a me la morte, che di vivere con te!
Orfeo
Ah crudel!
Euridice
Lasciami in pace!
Orfeo
Nò, mia vita, ombra seguace verrò sempre intorno a te!

Euridice
Ma perchè sei sì tiranno?
Orfeo
Ben potrò morir d’affanno, mà giammai dirò perchè.
Euridice
Grande, o Numi, è il dono vostro! Lo conosco e grata io sono!
Orfeo ed Euridice
Grande, o Numi, è il dono vostro! Lo conosco e grato io sono! Ma il dolor che unite al dono è insoffribile per me!

Euridice
Ma perchè sei sì tiranno?
Orfeo
Ben potrò morir d’affanno, mà giammai dirò perchè...
Euridice
Ma perchè?
Orfeo
...giammai dirò perchè.
Orfeo ed Euridice
Grande, o Numi, è il dono vostro!Lo conosco e grato io sono!
Ma il dolor, che unite al dono, è insoffribile per me!
(Nel terminare il duetto ambedue, ciascuno dalla sua parte, si appogiano ad un albero.)

Euridice (Recitativo)
Qual vita è questa mai che a vivere incomincio!
E qual funesto, terribile segreto Orfeo m’asconde! Perchè piange,e s’affligge? Ah, non ancora troppo avvezza agli affanni, che soffrono i viventi, a sì gran colpo manca la mia costanza; agli occhi miei si smarrisce la luce, oppresso in seno mi diventa affannoso il respirar. Tremo, vacillo, e sento fra I’angoscia e il terrore da un palpito crudel vibrarmi il core.
(Aria) Che fiero momento, che barbara sorte passar della morte a tanto dolor! Avvezzo al contento d’un placido oblio, fra queste tempeste si perde il mio cor!

Vacillo, tremo... Che fiero momento, che barbara sorte, passar della morte a tanto dolor!
Orfeo
Ecco un nuovo tormento!
Euridice
Amato sposo, m’abbandoni così? Mi struggo in pianto; non mi consoli? Il duol m’opprime i sensi, non mi soccorri? Un’altra volta, oh stelle, dunque morir degg’io senza un amplesso tuo, senza un’ addio?
Orfeo
Più frenarmi non posso, a poco a poco la ragion m’abbandona, oblio la legge, Euridice, e me stesso!
(In atto di voltarsi, e poi pentito.)
Euridice
E... Orfeo, consorte! Ah... mi sento ... languir.
(Si getta a sedere sopra un sasso.)
Orfeo
Nò, sposa! Ascolta! (In atto di voltarsi a guardaria, e con impeto.) Se sapessi... Ah che fò?
Ma fino a quando in questo orrido inferno dovrò penar?
Euridice
Ben mio, ricordati... di... me!
Orfeo
Che affanno! Oh, come mi si lacera il cor! Più non resisto... Smanio... fremo... deliro... Ah! Mio tesoro!
(Si volta con impeto e la guarda.)
Euridice
Giusti Dei, che m’avenne? Io manco, io moro.
(Alzandosi con forza e tornando a cadere.)
Orfeo
Ahimè! Dove trascorsi? Ove mi spinse un delirio d’amor?
(Le s’accosta con fretta.)
Sposa! Euridice!
(La scuote.)
Euridice! Consorte! Ah più non vive, la chiamo in van! Misero me! La perdo, e la perdo per sempre! Oh Legge! Oh morte! Oh ricordo crudel! Non hò socorso, non m’avanza consiglio! Io veggo solo (Ah fiera vista!) il luttuoso aspetto dell’orrido mio stato! Saziati, sorte rea! Son disperato!

(Aria) Che farò senza Euridice? Dove andrò senza mio ben?
Euridice, Euridice! Oh Dio! Rispondi! Io son pure il tuo fedel! Ah, non m’avanza, più soccorso, più speranza, nè dal mondo, nè dal ciel!
(Recitativo) Ah finisca e per sempre colla vita il dolor! Del nero Averno già sono insù la via! Lungo cammino non è quel che divide il mio bene da me. Sì, aspetta, o cara ombra dell’idol mio! Aspetta! Nò, questa volta senza lo sposo tuo non varcherai I’onde lente di Lete.
(Vuol ferirsi.)

Scena II
(Amore e detti)

Amor
Orfeo, (lo disarma) che fai?
Orfeo
E chi sei tu, che trattenere (con impeto e fuori di se) ardisci le dovute a miei casi ultime furie mie?
Amor
Questo furore calma, deponi, e riconosci Amore!
Orfeo
Ah sei tu? Ti ravviso! Il duol finora tutti i sensi m’oppresse. A che venisti in sì fiero momento? Che vuoi da me?

Amor
Farti felice! Assai per gloria mia soffristi, Orfeo, ti rendo Euridice il tuo ben.
Di tua costanza maggior prova non chiedo.
(Si alza Euridice come svegliandosi da un profundo sonno)
Ecco: risorge a riunirsi con te.

Orfeo
Che veggo! Oh Numi! Sposa!
(con sorpresa, e corre ad abbracciare Euridice)
Euridice
Consorte!
Orfeo
E pur t’abbraccio?
Euridice
E pure al sen ti stringo!
Orfeo
(ad Amore) Ah quale riconoscenza mia...
Amor
Basta! Venite, avventurosi amanti, usciamo al mondo, ritornate a godere!
Orfeo
Oh fausto giorno, oh Amor pietoso!
Euridice
Oh lieto, fortunato momento!
Amor
Compensa mille pene un mio contento! (Partono.)

Scena III e ultima

Magnifico tempio dedicato ad Amore. Amore, Orfeo ed Euridice, preceduti da numeroso drappello di Pastori e Pastorelle che vengono a festeggiare il ritorno di Euridice e cominciando un allegro ballo, che s’interrompe da Orfeo che intuona il seguente coro.


Orfeo
Trionfi Amore, e il mondo intiero serva all’impero della beltà! Di sua catena talvolta amara mai fù più cara la libertà!

Coro
Trionfi Amore, e il mondo intiero serva all’impero della beltà!

Amor
Talor dispera, talora affanna d’una tiranna la crudeltà! Ma poi la pena obblia l’amante nel dolce istante della pietà!

Coro
Trionfi Amore e il mondo intiero serva all’impero della beltà.

Euridice
La gelosia strugge e divora, ma poi ristora, la fedeltà. E quel sospetto che il cor tormenta al fin diventa felicità!

Coro
Trionfi Amore, e il mondo intiero serva all’impero della beltà!

 

Enredo
Orfeu é conhecido, e célebre sua duradoura dor pela morte prematura da esposa Eurídice. Ela faleceu na Trácia; por comodidade, para manter a unidade de lugar, desloquei o local de sua morte para o Campo feliz perto do lago d’Averno, em cuja vizinhança os Poetas imaginaram encontrar-se uma caverna que abria caminho para o inferno. O infeliz amante moveu os Deuses à piedade, e estes lhe permitiram penetrar nos Campos Elísios para trazer de volta a amada, com a condição, porém, de não olhar para ela enquanto não chegasse de novo à Terra. Não conseguindo conter tanto o afeto, o terno esposo desrespeitou a proibição, perdendo Eurídice para sempre. Para adaptar a lenda a nossos palcos, achei por bem mudar esse fim catastrófico. Leia-se Virgílio, livro IV das Geórgicas, VI da Ilíada.

Mudanças de Cenas
Primeira. Pequeno bosque de loureiros e ciprestes, agradável, mas solitário, que, desbastado com arte, circunda a tumba de Eurídice em uma pequena planície.
Segunda. Horrenda e cavernosa, para além do rio Cocito, ofuscado à distância por um tenebroso vapor, iluminado pelas chamas que enchem todo esse lugar atroz.
Terceira. Deliciosa, pelos pequenos bosques que verdejam ali, pelas flores que revestem os prados, os retiros sombreados que se descobrem, os rios e regatos que os banham.
Quarta. Caverna escura, que forma um labirinto tortuoso atulhado de pedras, arrancadas de penhascos cobertos de espinhos e de plantas selvagens.
Quinta. Magnífico Templo consagrado ao Amor.

Personagens
Orfeu
Eurídice
Amor

Coros
De Pastores e Ninfas
De Fúrias e Espectros no Inferno
De Heróis e Heroínas nos Campos Elísios
De Seguidores de Orfeu
Música composta por Christoph Wilibald Glück, a serviço de sua Majestade Real. E diretor-coreógrafo o Senhor Gaspero Angiolini. Diretor de cena: G. Maria Quaglio.
Primeira Dança.
Pastores e Ninfas que acompanham Orfeu.
Representam-se nesta Dança as festas fúnebres que os antigos celebravam em torno dos sepulcros dos mortos. Consistiam em oferecer sacrifícios, acender incensos, esparzir flores à roda da tumba, em verter leite e vinho sobre ela, em dançar em volta com gestos de dor, e cantar louvores ao defunto. Nas mais solenes, jovens caracterizados como Gênios representavam atributos e ações conformes à pessoa e à qualidade do morto. Assim, nesta Dança em volta da urna de Eurídice, choram os Gênios que representam Cupidos, e um deles, fantasiado de Himeneu, apaga seu archote, símbolo da união conjugal desfeita pela morte.
Segunda Dança.
Espectros no Inferno, que tentam amedrontar Orfeu.
Terceira Dança.
Sombras felizes nos Campos Elísios.
A idéia desta Dança é tomada de Virgílio, livro VI da Ilíada.
Quarta Dança.
Heróis e Heroínas, com Amor, Orfeu e Eurídice.
Festeja-se o retorno de Eurídice, celebrando o Triunfo de Amor. A tocha conjugal de Himeneu, apagada na primeira Dança, é novamente acendida nesta última por Amor, com a chama da sua. Amor e Himeneu trocam seus archotes, e a festa termina com um alegre Baile.


Primeiro Ato

Cena I
(Orfeu e o Coro)

Quando sobe a cortina, ao som de triste sinfonia, vê-se no palco um grupo de Pastores e Ninfas, seguidores de Orfeu, que carregam coroas de flores e guirlandas de mirto. Enquanto parte deles queima incensos, cinge o mármore de coroas e espalha flores em torno da tumba, outros entoam o coro que se segue, interrompido pelos lamentos de Orfeu, que, inclinado para a frente sobre uma pedra, repete apaixonadamente, a intervalos, o nome de Eurídice.

Coro
Ah, se vagueias em torno desta urna funesta,
Eurídice, sombra bela, ouve o pranto, os lamentos, os suspiros que, doloridos, se derramam por ti. E escuta teu esposo infeliz, que te chama chorando e se queixa, como a amorosa rolinha quando perde o doce companheiro.
Orfeu
Eurídice, Eurídice! (durante o coro)
Orfeu (Recitativo)
Basta, basta, companheiros! Vossa dor agrava a minha! Espalhai flores de cor púrpura, enfeitai de guirlandas o mármore, ide embora! Quero ficar só entre as sombras fúnebres e escuras, na cruel companhia de minhas desventuras!
Coro
Ah, se vagueias em torno desta urna funesta,
Eurídice, sombra bela, ouve o pranto, os lamentos, os suspiros que, doloridos, se derramam por ti. E escuta teu esposo infeliz, que te chama chorando e se queixa, como a amorosa rolinha quando perde o doce companheiro.
Orfeu (Ária)
Chamo tanto por meu bem, quando se mostra o dia, quando se esconde! Mas, oh, é inútil minha dor! A idolatrada de meu coração não me responde!
Eurídice, Eurídice, onde estás, sombra querida? Teu esposo chora, te reclama aos Deuses, pergunta por ti aos mortais, e suas lágrimas, seus lamentos se dispersam ao vento!
Procuro tanto meu bem, nestas praias funestas onde morreu. Mas só o eco, que conheceu o amor, responde à minha dor.
Eurídice, Eurídice! Ah, as praias e as florestas conhecem este nome; aprenderam-no de mim! Em cada vale ressoa Eurídice, em cada tronco o mísero Orfeu escreveu: Orfeu infeliz, Eurídice, idolatrada minha, Eurídice querida!
Choro tanto o meu bem, se o sol doura o dia, se se põe nas ondas. Compassivo diante de meu pranto, o rio vai murmurando e me responde.
(Recitativo) Numes! Bárbaros Numes do Aqueronte e do Averno! A mão ávida de morte do pálido habitante das regiões infernais jamais foi desarmada ou detida, nem mesmo pela beleza ou juventude! Arrebatastes-me minha bela Eurídice, oh cruel lembrança! Na flor dos anos! Quero-a de volta, Divindades Tiranas! Ainda tenho coragem para buscar minha esposa, o meu bem em vossas plagas horrendas, nas pegadas dos mais intrépidos heróis!

Cena II
(Amor e Orfeu)
Amor

Amor vem em teu socorro! Jove apiedou-se de tua aflição, Orfeu. Foi-te concedido transpor as indolentes ondas do Letes, vivo! Estás a caminho do tenebroso abismo: se teu canto puder aplacar as fúrias, os monstros e a ímpia morte, pela manhã tua amada Eurídice voltará contigo.
Orfeu
Ah, como? Ah, quando? E será possível? Explica!
Amor
Terás coragem bastante para essa prova extrema?
Orfeu
Prometes-me Eurídice e imaginas que eu tema?
Amor
Toma conhecimento, porém, da condição para cumprir a tarefa.

Orfeu
Fala!
Amor
Estás proibido de olhar Eurídice até deixares os antros do Estige! E não lhe deves revelar o grande interdito; se não, hás de perdê-la de novo, e para sempre; e viverás infeliz, abandonado a teu desejo veemente! Pensa nisso, adeus!
(Ária) Contém os olhares, refreia as inflexões; recorda-te, se isso te faz sofrer, que faltam apenas alguns momentos de padecimento! Tantas vezes os amantes, cegos de amor, ficam confusos, trêmulos, não conseguem falar com aquela que os encanta – não o sabes?
Orfeu (Recitativo)
O que dizes? Ouvi isso mesmo? Então Eurídice viverá, vou tê-la comigo? E, depois de tanta aflição, naquele momento, naquele tumulto do coração, não poder contemplá-la, nem apertá-la ao meu seio! Infeliz esposa! O que dirá ela? Antecipo-lhe a impaciência, justifico minha angústia! Só de imaginá-lo, sinto gelar-me o sangue, o coração estremecer!
Mas conseguirei! Eu o quero! Estou decidido! O grande mal, o insuportável é ser privado do único objeto amado pela alma.
(Vê-se um clarão, ouve-se um trovão, e Orfeu parte.)
Orfeu
Auxiliai-me, ó Deuses! Aceito vossa lei.


Segundo Ato

Cena I
(Orfeu e o Coro)

Assim que se abre a cena, ao som de horrível sinfonia, começa o Baile das Fúrias e Espectros, interrompido pela harmonia da lira de Orfeu; em seguida, quando ele entra em cena, toda a turba infernal canta:

Coro
Na escuridão do Érebo, quem ousaria seguir as pegadas de Hércules e Piritó?
Que as ferozes Eumênides o encham de horror, e o apavorem os urros de Cérbero, se não for um deus!


Orfeu
Oh! Sede mais brandas comigo, Fúrias, Espectros, Sombras iracundas! Que ao menos minha bárbara dor vos torne compassivas!
Coro
Não! Não! Não! Não! (em meio ao canto de Orfeu)
Coro
Mísero jovem, o que queres, o que planejas? Nestes umbrais horríveis, funestos, nada há além de luto e gemidos! O que desejas, infeliz jovem? O quê?
Orfeu
Assim como vós, sombras importunas, sofro mil penas! Trago em mim o inferno, sinto-o dentro do coração.
Coro
Ah, que afeto desconhecido, doce e lacrimoso, vem interromper nosso furor implacável?
Orfeu
Ah! Se tivésseis experimentado, por um momento sequer, o que significa desfalecer de amor, seríeis menos terríveis diante de meu pranto, meu lamento!

Coro
Ah, que afeto desconhecido, doce e lacrimoso, vem interromper nosso furor implacável?
Ranjam as portas sobre os negros gonzos e dêem passagem segura e livre ao vencedor!
(Fúrias e Monstros começam a retirar-se do palco, repetindo a última estrofe do coro enquanto se distanciam, até terminar em um murmúrio confuso. Desaparecidas as Fúrias, afastados os Monstros, Orfeu penetra no inferno.)

Cena II
(Orfeu, em seguida o Coro de Heróis e Heroínas, depois Eurídice)

Orfeu (Ária)
Que céu puro, que sol claro, que luz nova e serena é esta, nunca vista! Que doce, sedutora harmonia vem do canto dos pássaros, do sussurro da brisa, dos riachos a correr!
É esta a morada dos felizes Heróis!
Tudo aqui inspira um contentamento tranquilo, mas não para mim. Se não encontro minha idolatrada, não posso ter esperança! Sua voz suave, seus olhares amorosos, seu belo riso são meu único, meu muito amado Elísio!
(Procurando no palco)
Mas onde estará?
Vou perguntar a este grupo alegre que vem ao meu encontro.
(Adiantando-se em direção ao Coro) Onde está Eurídice?
Coro
Vai reunir-te com Eurídice!
Vem às plagas do repouso, grande herói, terno esposo, exemplo raro em qualquer época! Eurídice retribui o teu amor, e já ressurge, já recupera a antiga beleza.
(Segue-se a dança dos Heróis.)
Orfeu (Recitativo)
Almas venturosas, ah, tende paciência com o meu ímpeto! Se amásseis, conheceríeis por experiência o intenso desejo que me atormenta, que está sempre comigo.
Nem mesmo aqui, neste abrigo tranquilo, posso ser feliz se não encontro meu bem.
Coro
Eurídice está chegando! (quarteto solista)
Volta, ó bela, a teu consorte, que o céu piedoso não vos quer separados.
Não lamentes tua sorte: um esposo tão fiel é como outro Elísio.
(Eurídice é conduzida por um Coro de Heroínas até Orfeu, que, sem olhá-la e com extremo desvelo, toma-a pela mão e a leva imediatamente embora. Depois a Dança dos Heróis e Heroínas continua, e o Coro retoma o canto – que deveria continuar até Orfeu e Eurídice estarem completamente fora dos Campos Elíseos.)

Terceiro Ato

Cena I
(Orfeu e Eurídice)

Orfeu
(para Eurídice, que ele leva pela mão, sempre sem fitá-la)
Vem, segue meus passos, único, amado objeto de meu fiel amor!

Eurídice
(surpresa)
És tu? É uma ilusão? Estou sonhando? Acordada? Ou deliro?
Orfeu
(apressado) Esposa amada, sou eu, Orfeu, e estou vivo! Vim até os Campos Elísios para buscar-te. Logo verás de novo nosso céu, nosso sol, o mundo!
Eurídice
(como suspensa)
Tu vives? Estou viva? O quê?! Mas por qual arte? Mas de que modo?

Orfeu
Eu te contarei tudo. Por enquanto (com urgência) não perguntes mais! Apressa-te comigo, e expulsa da alma esse temor inútil e importuno! Já não és uma sombra, eu também não o sou.
Eurídice
Será verdade o que estou ouvindo? Numes Piedosos, que contentamento jamais sentido é este! Então, nos braços daquele que idolatro, viverei nova vida, entre os mais suaves laços de Amor e de Himeneu!
Orfeu
Sim, esperança minha! Mas já basta de demora, vamos em frente. A Fortuna tem sido tão cruel comigo, que ainda não acredito possuir-te, mal posso confiar.
Eurídice
(Triste e ressentida, retirando sua mão da de Orfeu.)
E te aborreces com a doce expressão de meu terno amor neste primeiro instante em que me reencontras, em que te revejo, Orfeu!
Orfeu
Ah, não é assim, mas... Sabe... Escuta... (Oh, decreto cruel!) Bela Eurídice, adianta os passos teus!
Eurídice
O que poderia atormentar-te em momento tão alegre?
Orfeu

(O que dizer? Eu o previa! Eis o perigo!)
Eurídice
Não me dás um abraço? Não falas comigo? Olha-me ao menos (puxando-o, para que a veja). Dize-me, ainda sou bonita? Olha, será que a cor rósea de meu rosto perdeu o brilho? Ouve, acaso se extinguiu o esplendor de meu olhar que amavas, que dizias ser meigo?
Orfeu
(Quanto mais a ouço, menos resisto. Coragem, Orfeu!)
Vamos, minha Eurídice amada! Agora não há tempo para estas ternuras, qualquer demora pode ser-nos fatal.
Eurídice
Mas... um olhar apenas...
Orfeu
Contemplar-te nos desgraçaria.
Eurídice
Ah, infiel! É essa a tua acolhida! Recusas-me um simples olhar, quando eu devia esperar abraços e beijos do amante querido e terno esposo.
Orfeu
(Que suplício terrível!)
(Sentindo-a próxima, segura-lhe a mão e tenta conduzi-la.)
Vem e cala-te!
Eurídice
Que eu me cale! E ainda (retira a mão, encolerizada) me faltava sofrer isto? Então perdeste a memória, o amor, a constância, a crença? Para que despertar-me de meu doce repouso, se apagaste os castos archotes de Amor e Himeneu, tão caros a nós? Responde, traidor!
Orfeu
Mas vem, e cala-te!
(Dueto)
Vem, contenta o teu companheiro!
Eurídice
Não, mais cara é para mim a morte, que viver contigo!
Orfeu
Ah, cruel!
Eurídice
Deixa-me em paz!
Orfeu
Não, vida minha, viverei sempre junto a ti, qual sombra companheira!
Eurídice
Mas por que és tão mau?
Orfeu
Posso até morrer de aflição, mas jamais direi por quê.
Eurídice
Grandioso, ó Numes, é o vosso dom! Reconheço-o e sou grata!
Orfeu e Eurídice
Grandioso, ó Numes, é o vosso dom! Reconheço-o e sou grato!
Mas a dor que associais a ele é insuportável!
Eurídice
Mas por que és tão mau?
Orfeu
Posso até morrer de aflição, mas jamais direi por quê...
Eurídice
Mas por quê?
Orfeo
... jamais direi por quê.
Orfeu e Eurídice
Grande, ó Numes, é o vosso dom! Reconheço-o e sou grato! Mas a dor que associais a ele é insuportável!
(Ao terminar o dueto, os dois se apoiam em uma árvore, cada um por seu lado.)

Eurídice (Recitativo)
Que vida é esta que começo a viver! E que segredo funesto, terrível, Orfeu me esconde? Por que chora e se angustia? Ah, não tendo ainda me acostumado de novo aos tormentos dos vivos, um golpe tão grande me tira a firmeza; a luz se extravia de meus olhos, o alento se torna difícil, o peito, oprimido. Tremo, vacilo, e sinto o coração vibrar com uma palpitação cruel, entre a angústia e o terror.
(Aria) Que momento terrível, que destino bárbaro, sair da morte para tanta dor! Habituada à alegria do tranquilo esquecimento, meu coração se perde em meio a tais tempestades!
Hesito, estremeço... Que terrível momento, que destino bárbaro, passar da morte a tanta dor!
Orfeu
Eis um novo suplício!
Eurídice
Esposo amado, então me abandonas? Desfaço-me em pranto e não me consolas? A dor me oprime os sentidos e não me socorres? Devo, então, morrer uma vez mais, oh! destino, sem um abraço teu, sem um adeus?
Orfeu
Já não consigo conter-me, pouco a pouco a razão me abandona, esqueço a lei, Eurídice, e a mim mesmo!
(Prestes a voltar-se, arrepende-se em seguida.)
Eurídice
E... Orfeu, esposo! Ah... vou... desmaiar.
(Cai sentada em uma pedra.)
Orfeu
Não, esposa! Escuta! (pronto a voltar-se para olhá-la, com ímpeto) Se soubesses... Ah, que foi?
Até quando devo sofrer neste inferno horrendo?
Eurídice
Meu bem, recorda-te... de... mim!
Orfeu
Quanto penar! Ah, meu coração está despedaçado! Já não resisto... Desejo tão ardente... frêmito... delírio... Ah! Meu tesouro! (Volta-se, arrebatado, e olha para ela.)
Eurídice
Deuses justos, o que aconteceu? O chão me falta, estou morrendo. (Levanta-se com esforço e torna a cair.)
Orfeu
Ai de mim! Aonde me deixei levar pela paixão? Para onde me impeliu o delírio de amor? (Corre para a amada.)
Esposa! Eurídice!
(Sacode-a.)
Eurídice! Companheira! Ah, não está mais viva, chamo-a em vão! Desgraçado de mim! Perdi-a, e para sempre! Oh, Lei! Oh, morte! Oh, lembrança cruel! Ninguém me socorre, nem me aconselha! Só eu vejo (ah, visão terrível!) o lutuoso aspecto de meu medonho estado! Farta-te, sorte iníqua! Estou desesperado!

(Ária) Que farei sem Eurídice? Aonde irei sem meu bem?
Eurídice, Eurídice! Oh, Deus! Responde! Sou sempre fiel a ti! Ah, não recebo mais auxílio ou esperança, nem do mundo, nem do céu!

(Recitativo) Ah, que a dor termine, e para sempre, com a vida! Do negro Averno já me encontro a caminho! Não é longa a estrada que me separa de meu bem. Sim, espera, sombra querida de minha idolatrada! Espera! Não, desta vez não atravessarás as lentas ondas do Letes sem teu esposo.
(Tenta ferir-se.)

Cena II
(Amor e os anteriores)

Amor
Orfeu, (desarma-o) o que estás fazendo?
Orfeu
(com ímpeto e fora de si) E quem és tu, que ousas impedir as últimas fúrias devidas em minha desgraça?
Amor
Acalma esse furor, para e reconhece Amor!
Orfeu
Ah, és tu? Agora te reconheço! A dor oprimiu-me todos os sentidos. Para que vens neste momento tão assombroso? O que queres de mim?
Amor
Fazer-te feliz! Já sofreste bastante para minha glória, Orfeu. Devolvo-te Eurídice, teu bem.
Não necessitas dar outras provas de tua fidelidade.
(Eurídice levanta-se, como se despertasse de um sono profundo.)
Ei-la que ressuscita para unir-se a ti.
Orfeu
O que vejo! Ó Numes! Esposa!
(surpreso, corre para abraçar Eurídice)
Eurídice
Consorte!
Orfeu
Será verdade que te abraço?
Eurídice
E que te aperto ao seio?
Orfeu
(para Amor) Ah, como me sinto grato...
Amor
Basta! Vinde, amantes afortunados, saiamos para o mundo, voltai a gozar!
Orfeu
Oh, dia auspicioso, oh, Amor compassivo!
Eurídice
Oh, jubiloso, feliz momento!
Amor
A alegria que dou compensa mil sofrimentos! (Saem.)

Cena III e última

Templo magnífico consagrado a Amor. Amor, Orfeu e Eurídice, precedidos de numeroso séquito de Pastores e Pastorinhas que vêm festejar o retorno de Eurídice e começam uma dança alegre, interrompida por Orfeu, que entoa o coro a seguir.

Orfeu
Que Amor triunfe e o mundo inteiro sirva ao império da beleza! De suas cadeias às vezes amargas jamais foi tão cara a liberdade
!
Coro
Que Amor triunfe e o mundo inteiro sirva ao império da beleza!


Amor
Às vezes a crueldade de uma mulher apaixonada desespera, outras aflige! Mas depois, no doce instante da compaixão, o amante esquece a dor!
Coro
Que Amor triunfe e o mundo inteiro sirva ao império da beleza!

Eurídice
O ciúme consome e devora, mas depois a fidelidade conforta. E a suspeita que atormentava o coração por fim se torna felicidade!

Coro
Que Amor triunfe e o mundo inteiro sirva ao império da beleza!

Tradução:
Maria Eugênia da Rocha Nogueira

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